Tra i Sette, Nymeria non era la più potente né la più temuta. Ma senza di lei, il mondo avrebbe dimenticato se stesso.

Nymeria era presente nei momenti di passaggio, quando una cosa cessava di essere ciò che era stata e non era ancora diventata altro. Non governava la luce piena né l’oscurità assoluta, ma lo spazio sottile che le separava. Lì si muoveva con naturalezza, raccogliendo ciò che gli altri lasciavano cadere.
Non creava forme stabili né leggi durature. Il suo compito era trattenere ciò che tende a svanire: emozioni, ricordi, desideri incompiuti. Ogni esperienza che non trovava posto nell’ordine del cosmo finiva, prima o poi, sotto il suo sguardo. Nymeria non giudicava ciò che le veniva affidato, lo conservava.
Mentre gli altri Auris costruivano strutture e confini, lei tesseva continuità invisibili.
Dava peso a ciò che non poteva essere misurato, valore a ciò che non lasciava traccia. Era in questo che risiedeva la sua forza, rendere permanente ciò che altrimenti sarebbe andato perduto.
Nymeria conosceva ogni sfumatura dell’animo, perché nulla le era estraneo. Gioia, rimpianto, nostalgia, speranza, tutto passava attraverso di lei. Non per essere trattenuto, ma per non dissolversi nel nulla.
In questo modo, il cosmo imparò che ciò che finisce può continuare a esistere, sotto altra forma.
Ciò che iniziò a desiderare
Nymeria conosceva l’amore prima ancora che il desiderio avesse un nome. Non come possesso, né come promessa, ma come ascolto profondo di ciò che vibra nell’altro. Era questo che la rese vulnerabile, più di qualunque altra divinità, la sua capacità di sentire senza difese.
Nymeria amò Lucifero in silenzio, senza mai chiedere di essere ricambiata, perché sapeva che alcune verità, se pronunciate, potevano condurre solo alla distruzione.
Non cercò il corpo né un gesto. Il suo amore si mosse altrove, nel luogo in cui le anime si sfiorano senza lasciare traccia. Fu un legame senza nome, sospeso tra desiderio e rinuncia, che nessuna legge poteva contenere e nessuna memoria cancellare.
E da quel legame nacque una frattura sottile, invisibile agli altri Auris, ma irreversibile per lei.
«Una lacrima scivola sul mio volto, una sola, ché agli dèi non è concesso piangere.
Ma per te, figlia mia, l’impossibile si compie ancora.»
