Mixael nacque insieme a Lucifero, forgiato dallo stesso respiro di Elohim. Se Lucifero incarnava la Luce come coscienza, Mixael ne custodiva il limite. E dove la Luce rischiava di accecare, lui era chiamato a ricordare che ogni splendore proietta un’ombra.


Mixael era colui che non distoglieva mai lo sguardo. Là dove altri cercavano armonia, egli inseguiva la verità, anche quando questa era aspra, scomoda, priva di consolazione. Non temeva l’oscurità, perché ne riconosceva la necessità, sapeva che senza ombra la Luce non può definirsi e senza limite ogni splendore diventa inganno.
In lui la Luce serviva a distinguere, con lucidità implacabile, ciò che era giusto da ciò che appariva soltanto armonioso.

Mixael osservava gli Auris senza devozione cieca, li rispettava, ma non li temeva. Era convinto che la conoscenza non dovesse essere ereditaria, né riservata a chi era nato divino. Spesso li sfidava, non con ribellione, ma con scomode domande.

In cuor suo, Mixael era convinto che un Angelo potesse — e dovesse — raggiungere il livello degli dèi, non per usurparne il posto, ma per comprendere davvero il peso delle loro decisioni. Questo lo rendeva inquieto e pericoloso, poiché non accettava i limiti imposti.
Dove Lucifero si faceva ponte, Mixael si faceva soglia.

Quando Atlas si spezzò e nacquero i due regni, a Mixael venne affidato Walfer, la terra di confine, dove la luce si assottiglia e l’ombra prende forma.

Walfer era un luogo severo, scolpito nella pietra e nel silenzio, dove nulla cresceva senza motivo e nulla veniva concesso senza prezzo. Mixael non regnava con dolcezza, ma con ordine.

Col tempo, però, l’ordine divenne controllo e la giustizia si trasformò in castigo. In nome della stabilità, il dissenso venne ridotto al silenzio. In nome della legge, la volontà degli Angeli più deboli fu spezzata, fino a renderli strumenti, ombre al servizio di un equilibrio che non ammetteva deviazioni.

Così il male, sottile e senza volto, mise radici ad Atlas.

La guerra contro Eden

La guerra non nacque dall’odio, ma da una frattura interiore.

Dalle cime devastate di Walfer, Mixael scese con una convinzione ormai incisa nel cuore, la luce di Eden non era più equilibrio, ma debolezza. Qualcosa aveva iniziato a parlargli nel silenzio, insinuandosi tra pensiero e giudizio. Ai suoi occhi, Lucifero non era un fratello da affiancare ma

un ostacolo, un custode rimasto fedele a un ordine antico, incapace di vedere che gli dèi avevano già fallito una volta. Finché Eden fosse rimasta nelle sue mani, l’Equilibrio sarebbe rimasto incompleto.

Mixael non parlò di distruzione ma di correzione, non di sterminio ma di conquista. Eppure, nel suo intento di salvare il mondo da una Luce che giudicava corrotta dalla compassione, aveva già oltrepassato una soglia da cui non si torna. Così decise che Eden doveva cadere e che Lucifero, ultimo baluardo della volontà degli Auris, doveva essere spento. E quando le legioni si mossero, la Luce non si sollevò più contro l’Ombra, ma contro se stessa.


«Ho una sola ipotesi. Ma se è vera… allora siamo più vicini alla fine di quanto pensiamo»

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