Vorrei scrivere sul blog. Davvero. Ma servirebbero giornate da 48 ore.

Ogni tanto apro il blog, lo guardo e penso: «Dovrei scrivere qualcosa.»

Le idee, tra l’altro, non mancano. È il tempo che sembra essersi dato alla macchia. In questo periodo ho la sensazione di vivere con una lista di cose da fare che, invece di accorciarsi, si riproduce autonomamente durante la notte.

C’è il lavoro, naturalmente.

Poi c’è l’università: sto preparando l’ultimo esame del secondo anno, quello che ho strategicamente lasciato per ultimo perché è il più difficile. E anche, diciamolo, uno dei più pallosi. Una scelta intelligentissima, insomma: tenersi il peggio come gran finale.

Come se non bastasse, siccome il concetto di “hai già abbastanza cose da fare” non mi appartiene, mi sono iscritta anche a un corso di dattilografia.

Perché? Vorrei saperlo anche io 😂😂😂…

La verità è che mi sono convinta — e continuo a pensarlo — che riuscire a scrivere velocemente senza guardare la tastiera sarebbe un vantaggio enorme. Soprattutto per una che passa buona parte della propria vita davanti a un computer.

Poi ci sono i libri.

Sto scrivendo il secondo volume di Lacrima dèi e, contemporaneamente, sto lavorando a un nuovo thriller. Quest’ultimo, tecnicamente, l’ho già finito. Peccato che ora sia nella fase di editing, quella meravigliosa fase in cui scopri che “aver finito un libro” e “aver davvero finito un libro” sono due concetti completamente diversi.

Nel frattempo, il mio compagno è partito per lavoro e starà via qualche mese. E improvvisamente tutte quelle piccole incombenze quotidiane che normalmente ci dividiamo, si sono presentate alla mia porta dicendo: «Ciao, da oggi siamo tutte tue.»

E, come ciliegina sulla torta, si avvicina anche il mio trasferimento in una nuova caserma. Nuovo ambiente, nuove persone, nuove abitudini. Sono contenta, curiosa ma anche un pochino in ansia. Quel tanto che basta per aggiungere qualche altro pensiero ai circa 746 già aperti contemporaneamente nel mio cervello.

Ed è qui che arriva la frustrazione.

Perché il blog mi manca. Mi manca sedermi e scrivere semplicemente perché ho qualcosa da raccontare, senza pensare a un esame, a una scadenza, a un capitolo da sistemare o alla lavatrice che ha appena finito e che, purtroppo, non sembra intenzionata a stendersi da sola. Continuo a ripetermi che è solo un periodo. E probabilmente è vero. Il problema è che sono anche perfettamente consapevole che buona parte del caos me lo creo da sola, perché ho questo piccolo difetto: voglio sempre fare qualcosa in più.

Studiare. Scrivere. Imparare. Migliorare. Iniziare un nuovo progetto.

Forse dovrei imparare anche l’antichissima arte del “per oggi può bastare”. Ma temo che, per quella, non abbiano ancora inventato un corso online. E se lo inventassero, conoscendomi, probabilmente mi iscriverei anche a quello.

Il blog può nascere anche dalle tue idee

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