C’è un momento, quando si scrive un romanzo, in cui si arriva all’ultima pagina e si pensa: è finito. E invece no. È proprio lì che comincia una delle fasi più lunghe, estenuanti e, a volte, snervanti: l’editing. Ed è esattamente il punto in cui mi trovo adesso con il mio nuovo romanzo.
La storia c’è. I personaggi hanno vissuto quello che dovevano vivere, l’ultima pagina è stata scritta e, almeno teoricamente, potrei mettere la parola fine.
Teoricamente. Perché poi cominci a rileggere. E quella frase che ieri ti sembrava bellissima oggi improvvisamente non funziona più. Una parola compare troppe volte. Un dialogo potrebbe essere più naturale. Una scena ha bisogno di respirare, un’altra di essere accorciata.
Correggi.
Rileggi.
Modifichi.
Poi rileggi quello che hai modificato e magari decidi che, tutto sommato, era meglio prima.
Benvenuti nell’infinito mondo dell’editing.
Del nuovo romanzo non voglio ancora raccontare troppo. Qualche segreto devo pur conservarlo. Una cosa, però, posso anticiparla: questa storia è ambientata a Vieste. Non è una scelta casuale. Ci sono luoghi che conosciamo e altri che ci appartengono. Vieste, per me, appartiene alla seconda categoria. Le sue strade, il mare, le scogliere, i vicoli, i profumi e quella luce che saprei riconoscere ovunque sono entrati inevitabilmente nella storia. Scrivere di un luogo che conosci così bene è strano: non hai bisogno di immaginarlo. In qualche modo devi soltanto tornarci. Ed è forse questa una delle cose che amo di più di questo nuovo romanzo.
Quasi pronto. Forse.
Adesso sono quindi qui, nella fase del “ci siamo quasi”. Che, per chi scrive, può durare un tempo indefinito. Non posso ancora dirvi quando arriverà il momento di lasciarlo andare. Posso però dirvi che ci siamo sempre più vicini.
E che, questa volta, per raccontarvi una nuova storia, vi porterò con me a Vieste.
