Che fatica, oggi, essere un’autrice.

La parte invisibile dell’essere un’autrice indipendente

Che fatica, oggi, essere un’autrice.

Ci sono parti di questo percorso che si vedono, e altre che restano nascoste.
Si vede il libro quando esce. Si vede la copertina. Si vede il post in cui ne parli.

Meno visibile è tutto il resto: il tempo ritagliato a fatica, le frasi appuntate di corsa, la stanchezza, i dubbi, il bisogno ostinato di continuare a scrivere anche quando farlo sembra complicato in ogni modo.

Per me essere un’autrice indipendente significa anche questo: credere nelle parole abbastanza da restare, anche quando il cammino chiede tanto e restituisce poco, almeno all’inizio. Perché non c’è solo la scrittura, che già da sola richiede impegno, costanza e presenza.

Soprattutto quando scrivere è la tua passione, ma non il tuo mestiere. Allora impari a scrivere negli spazi vuoti della giornata, nei minuti rubati, tra un dovere e l’altro, trattenendo al volo un pensiero prima che sfugga.

Si scrive così, come si può. Ma lo si fa lo stesso, perché dentro c’è qualcosa che continua a chiedere voce.

E poi arriva il dopo. E a volte è proprio lì che tutto si fa più pesante.

Perché dopo aver scritto, corretto, sistemato e amato una storia, scopri che non basta. Pubblicare non è il punto di arrivo. È solo un altro inizio. Bisogna esporsi, raccontarsi, promuoversi, esserci. E per chi ama scrivere, ma non necessariamente mostrarsi, questa può diventare la parte più difficile. Perché una cosa è affidarsi alle parole, un’altra è sentire di dover continuamente attirare l’attenzione su di sé.

Ma oggi funziona anche così: un libro, da solo, raramente riesce a trovare il suo spazio.

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Commenti

2 responses to “La parte invisibile dell’essere un’autrice indipendente”

  1. L’indipendenza, a mio avviso, non è una condizione da proteggere: è un’origine nell’essere liberi.
    Non nasce nei ritagli di tempo, né nei minuti rubati alla giornata.
    Nasce quando decidi che la scrittura non è un’attività, ma solo un modo di essere.
    Volere e non potere. Fare e non parlare.
    La fatica invisibile è solo un dettaglio tecnico, non un argomento.
    Pubblicare non è un traguardo e nemmeno un inizio.
    È un effetto collaterale del gesto.
    Un libro non cerca spazio.
    Lo genera.
    Grazie dei tuoi pensieri, manifesti dentro i racconti.
    Nando

    1. Grazie, Nando.
      Il tuo è un commento intenso, che apre una riflessione profonda sul senso della scrittura e dell’indipendenza.
      Ti ringrazio per aver condiviso il tuo punto di vista

“Se vuoi, lascia la tua voce.”

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