Venerdì sera con Achille Lauro

Una sera al Forum di Assago, tra musica, affetto e ricordi.

Venerdì sera, al Forum di Assago, non c’era soltanto Achille Lauro, c’era una serata fatta di emozioni, affetto e piccoli momenti destinati a restare impressi dentro.

Tutto è iniziato ancora prima della musica, con qualcosa che per me ha avuto un valore speciale. Mia sorella Samanta e le mie nipoti, Alyssa e Anya, sono state per la prima volta a casa mia. Proprio per questo il loro arrivo ha avuto il sapore delle cose rare e preziose. Accoglierle nel mio piccolo paradiso è stato bellissimo. Vederle lì, nei miei spazi, nella mia quotidianità, è stato come dare finalmente un volto concreto a una vicinanza che troppo spesso deve accontentarsi della distanza. Forse è stato proprio questo a rendere ancora più speciale tutto il resto. Quando siamo partite per il concerto, infatti, sentivo che non stavamo andando incontro soltanto a una serata di musica.

Per me Achille Lauro è molto più di un cantante: è un poeta, uno di quelli che sanno trasformare emozioni, fragilità, contraddizioni e verità in parole capaci di arrivare dritte dentro. Di lui ho sempre ammirato soprattutto questo: il coraggio. Il coraggio di esporsi, di essere diverso, di non lasciarsi rinchiudere in una definizione comoda per gli altri. Spesso viene giudicato in modo superficiale, fermandosi all’immagine, all’abito, alla provocazione che qualcuno crede di vedere. Ma è proprio qui, secondo me, che si sbaglia. Perché l’abito non fa il monaco e, dietro ciò che molti liquidano troppo in fretta, c’è invece una sensibilità rara, una profondità autentica e una forza espressiva che meritano rispetto.

Lo stimo molto anche per questo: perché ha scelto di non piegarsi allo sguardo degli altri. In un mondo che pretende continuamente etichette, lui ha avuto il coraggio di essere semplicemente sé stesso. E non è poco. Anzi, è forse una delle forme di forza più difficili da incarnare davvero.

Durante quella serata, accanto a mia sorella e alle mie nipoti, ho sentito ancora di più la bellezza di vivere qualcosa che andava oltre la musica. C’era la gioia dello stare insieme, il valore dei legami, e c’era anche una presenza silenziosa ma fortissima nel cuore: quella di mia mamma. So che era con noi, perché anche a lei piaceva molto Achille. E mi piace pensare che quella serata l’abbiamo vissuta anche insieme a lei, in una forma diversa, invisibile forse, ma profondamente reale.

Ci sono momenti in cui la musica riesce a fare questo: unire ciò che è presente a ciò che ci manca, trasformare un concerto in un ricordo e un ricordo in qualcosa che continua a camminare accanto a noi.
Forse è anche per questo che alcuni artisti ci sembrano vicini in modo speciale: perché, oltre alla loro arte, riconosciamo in loro un gesto, un’abitudine, un modo di raccogliere il mondo.

Achille Lauro ha raccontato di non separarsi mai dal suo taccuino, e questa è una cosa che sento profondamente mia. Capisco bene cosa significhi avere bisogno di annotare un pensiero, una frase, un’immagine, un’emozione prima che svaniscano. Un taccuino non è solo carta: è un rifugio, uno spazio intimo, un luogo in cui le parole trovano casa.

Quella di venerdì sera, per me, non è stata solo una serata al Forum di Assago. È stata una serata di famiglia, di presenza, di ricordi, di stima, di poesia.

Una di quelle serate che restano.

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