Ilunthar, il primo paradiso

Per ere incommensurabili, le Sette Casate intrecciarono il canto che reggeva i cieli, tessendo mondi di luce e respiro eterno. Dal loro soffio nacque Ilunthar, piccolo paradiso perfetto, sospeso nell’eternità.

Le sue torri di luce s’innalzavano tra nubi d’oro, le foreste cantavano melodie senza tempo, i fiumi scintillavano come specchi colmi di stelle. Gli Auris, allora ancora carnali pur essendo divini, vivevano tra i mortali come se fossero parte della stessa trama: presenze reali, vicine, luminose.

I primi mortali erano simili agli umani, fragili come ombre sotto il sole degli dèi. Erano stati plasmati dagli Auris. Eppure, nel dono della vita era stata incisa una sottrazione: il libero arbitrio negato. Forse per questo su Ilunthar regnavano pace e serenità: un’armonia intatta, senza scelta e senza frattura.


La frattura delle Casate e la nascita dei Sette

Ma nulla che respiri il tempo può restare indiviso. Nel grembo dell’armonia già pulsava il seme della Frattura.

Si narra che il Desiderio di Primato si insinuò tra le Luci come crepa nella roccia: ciò che era canto divenne sussurro, e il sussurro veleno. Ogni Casata reclamava per sé il titolo di Prima, e il Cuore fremette sotto il peso dell’orgoglio.

Le parole si fecero fiamma, e la fiamma divorò il silenzio. Quando le mani che un tempo intrecciavano i mondi brandirono il potere come spada, il firmamento arse. Nacquero i Primi Varchi: ferite aperte dall’urto delle Luci, fenditure che sanguinavano Ombra e Luce mescolate.

Quando ogni cosa parve prossima al nulla, sorse Cerbero, Guardiano degli Equilibri. E il suo verdetto fu inciso come ferro ardente nel cuore delle Luci:

«Tra le Casate sorgeranno Sette Fiamme, e in loro sarà il vincolo.»

Fu convocato il Primo Consiglio. Da ogni Casata emerse un solo Auris, sette si sedettero sul Trono Circolare e giurarono di contenere il potere e custodire l’ordine.

Ma gli dèi non erano nati per chinare il capo. E ciò che doveva essere armonia, divenne catena.

E venne la guerra dei Mille contro i Sette.


La Caduta di Ilunthar

(dal Codex Aurionis, Frammento XII)
«Non fu il cielo a cadere, ma l’eco di voci sepolte.»

Dopo il silenzio della guerra, i Sette contemplarono ciò che restava: un cosmo ferito, ma ancora vivo. E lì, sospeso tra le maree del Vuoto, Ilunthar resisteva. I mortali, fragili e ignari, vivevano come ombre innamorate della luce.

Ma l’orgoglio è seme che non muore. Le Casate cadute non erano svanite del tutto: le loro essenze si erano fuse al Vuoto, mutandosi in Echi di Collera. Non avevano carne, né canto — ma avevano memoria e sete.

La storia racconta una menzogna: che fu una meteora, piovuta dall’abisso, a spezzare la perfezione.
La verità brucia come ferro rovente: non fu pietra, ma vendetta.

Un’onda d’ombra si levò dal Nulla. Non ci fu clangore d’armi né grido di guerra: solo un vento silenzioso che si fece tempesta, squarciando le radici del mondo. Il firmamento s’incendiò. Le montagne si sciolsero, i mari si torsero in spirali, e le torri di luce collassarono come cenere al soffio del Vuoto.

Quando tutto tacque, restarono solo frammenti: scaglie di perfezione disperse tra le stelle, e i Sette sospesi tra rimorso e furia, come fiamme incapaci di spegnersi.

Dalle ceneri di Ilunthar si accesero nuove luci. Il suo splendore, spezzato, non morì: si fece galassie, mondi, silenzi. E tra quei brandelli d’eternità, dal Vuoto ancora caldo di memoria, sorse un globo azzurro — fragile e luminoso come un sogno appena nato:

la Terra.

Hey, ciao 👋
Che bello conoscerti

Iscriviti per ricevere contenuti fantastici nella tua casella di posta.

Non inviamo spam! Leggi la nostra Informativa sulla privacy per avere maggiori informazioni.

Se ti va di restare in contatto, puoi seguire il mio blog: pubblico racconti, riflessioni e frammenti di memoria. Se c’è qualcosa che vuoi che racconti, un tema, un ricordo, una curiosità, scrivimi: mi piace costruire il blog anche insieme a voi.


Commenti

“Se vuoi, lascia la tua voce.”

Scopri di più da Jessika Cotadamo

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere