Ci sono emozioni che non riesco a dire ad alta voce: se provo a nominarle, scappano. Se provo a ignorarle, diventano più pesanti. La scrittura, per me, è questo: un posto dove il caos prende forma. Una piccola luce accesa in una stanza enorme che pur non illuminando tutto, mi permette di fare un passo senza cadere.
Quando ho perso mia mamma, il mondo è rimasto uguale fuori… ma non lo era più dentro di me. Dire “perdita” è corretto, ma non è sufficiente, perché quando perdi una madre non è solo la persona che ti viene a mancare, perdi un punto fermo, una casa interiore, qualcuno che ti conosceva prima ancora che tu imparassi a conoscerti.
Mia mamma era la mia più grande sostenitrice. Di quelle presenze che non fanno rumore, ma ti tengono in piedi e quando se n’è andata, mi sono ritrovata a vivere in un silenzio nuovo, difficile da abitare. Avevo paura che nulla avesse senso, che il futuro fosse solo una versione sbiadita di ciò che ero stata.
Ed è lì che Lacrima dèi è diventato più di un romanzo, è stato un modo per respirare quando mi mancava l’aria.
Forse scrivere non cancella il dolore, ma fa una cosa fondamentale, trasforma l’assenza in presenza.
Mentre lavoravo a questa storia, mi accorgevo che lei non era “sparita” davvero da me. Era nei gesti che mi aveva insegnato, nella forza che mi ha lasciato, nelle parole che a volte mi dico e che hanno ancora la sua voce.
Ci sono giorni in cui mi sembra di scrivere con un nodo in gola e giorni in cui mi sembra di scrivere per scioglierlo, quel nodo. Come se ogni capitolo fosse una lettera che non ho potuto finire. Come se ogni scena fosse un modo per dire: “Guarda, ci sto provando. Sto andando avanti. Anche se fa male.”
Lacrima dèi mi ha aiutata così: mi ha dato un luogo dove mettere l’amore quando non sapevo dove farlo andare. Perché l’amore, quando una persona manca, non sparisce. Resta. E se non trovi un modo per contenerlo, diventa dolore puro.
Scrivere mi fa sentire molte cose insieme.
Mi fa sentire fragile, perché devo guardarmi davvero. Mi fa sentire forte, perché non posso scappare. Mi fa sentire viva, perché quando creo una storia torno a respirare. Ma soprattutto, scrivere mi fa sentire vicina a lei. Non in modo “magico”, non in modo da film: in un modo più semplice e più vero. Come quando fai qualcosa e sai che l’avrebbe guardato con orgoglio.
A volte mi chiedo: cosa direbbe adesso?
E mi viene naturale pensare che mi direbbe quello che mi ha sempre detto, in un modo o nell’altro: “Vai. Continua. Tu puoi.”
Questo blog nasce anche per questo.
Se sei qui, forse ami le storie. O forse stai attraversando qualcosa e ti serve una voce.
Io non so cosa cerchi tu quando leggi, ma so cosa cerco io quando scrivo: un senso, un appiglio, un frammento di luce.
E questo articolo dice solo questo: scrivo per non perderla del tutto, e per tenerla viva dove le parole possono arrivare.
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“Se vuoi, lascia la tua voce.”