Sanremo settimana di canzoni

Sanremo ricomincia, e io lo guardo da un posto nuovo

Domani inizia Sanremo.

Per molti è una settimana di canzoni, commenti, classifiche.
Per me, per anni, è stato soprattutto un rito: una luce accesa in casa, la televisione che diventava un focolare moderno, e noi tutti lì — insieme — come se bastasse quella semplice abitudine a dire: siamo qui.

Da bambina non capivo davvero la gara. Ricordo più le voci che le canzoni: le risate, i commenti sparati con troppa sicurezza, quel chiacchiericcio di casa che si mescolava alla sigla. E soprattutto ricordo mia madre. Sanremo, per noi, era anche un pretesto meraviglioso: osservare gli abiti, studiarli, rubare ispirazione. Lei aveva uno sguardo raro, capace di vedere oltre la stoffa: non guardava solo un vestito, ne intuiva la linea, il taglio, il dettaglio che lo rendeva speciale. Io sceglievo “quello più bello” e lei lo portava nel nostro mondo. Qualche settimana dopo iniziava a prender forma tra le sue mani, e pochi mesi più tardi io lo indossavo alla festa patronale del paese, come se un pezzetto di quel palco fosse arrivato fin lì.

E un vestito su misura non era mai soltanto un vestito. Era il suo modo silenzioso di dirmi: ti vedo, ti ascolto, ti porto con me, senza bisogno di pronunciare la parola amore.

Negli ultimi vent’anni, da quando sono andata via di casa, Sanremo ha continuato a essere il nostro filo invisibile. Non eravamo più sullo stesso divano, non c’era più quel chiacchiericcio che riempiva il salotto, ma la serata restava un appuntamento condiviso. Con mia sorella, soprattutto, ci cercavamo puntuali: messaggi rapidi durante le esibizioni, commenti ironici, giudizi affrettati sugli abiti come facevamo da bambine. Bastava uno schermo acceso in due case diverse per sentirci ancora lì, nella stessa stanza. Era il nostro modo di dirci che, nonostante la distanza, eravamo ancora parte della stessa storia.

L’anno scorso mia mamma è venuta a mancare proprio durante il periodo del Festival. E da allora Sanremo, nella mia testa, non è più soltanto “Sanremo”.

È una data che sa di assenza.
È un corridoio di ricordi che si apre tutto insieme: il suono della sigla, i colori del palco, e lei che si sporge appena, concentrata, come se stesse prendendo appunti con gli occhi.

Domani sarà il primo Sanremo ufficiale senza di lei. E mi sorprendo a chiedermi cosa guarderò davvero: le esibizioni o le tracce che mi mancano. Forse entrambi.

Forse guardare Sanremo, quest’anno, sarà un modo diverso di starle vicino.
Non per fingere che non faccia male — ma per concedermi di ricordare quando eravamo lì e lei era viva in ogni gesto: nel commento ironico, nel filo immaginario che già misurava una cucitura, nel desiderio di creare bellezza anche partendo da un semplice schermo.

Non so se riuscirò a viverlo con leggerezza.
So però che lo guarderò. Anche solo per onorare quel rito. Anche solo per dire: ci sono ancora, e porto con me ciò che mi hai insegnato.

E se domani mi verrà da piangere davanti a un abito, a una canzone, a una luce troppo simile a quelle di una volta… andrà bene così.
Perché a volte i ricordi non chiedono di essere ordinati. Chiedono solo di essere accolti.

E so che, in qualche modo, io e mia sorella continueremo il nostro rito, anche se lontane, anche se in due case diverse, ci manderemo i nostri commenti, i messaggi scritti di fretta durante le esibizioni.

Forse non sarà più lo stesso divano.
Ma sarà ancora lo stesso filo.

E finché lo terremo tra le mani, Sanremo non sarà solo un ricordo: sarà una tradizione che cammina con noi, e un modo silenzioso di dire che l’amore — quello vero — non smette di passare, anche attraverso uno schermo acceso.

E per voi Sanremo con chi è — o con chi è stato — e cosa vi riporta addosso ogni anno?

Scrivetemelo nei commenti. ✨

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