Ritorno a Foligno, dopo ventun anni: dove tutto è cominciato

Tornare in un luogo dopo molti anni significa spesso fare i conti con il tempo, con la memoria e con la persona che si è diventati. Per me, oggi, tornare a Foligno dopo ventun anni significa proprio questo. La prima volta che arrivai qui ero poco più che una ragazza, con una valigia piena di speranze e una testa piena di sogni. Non sapevo ancora quale sarebbe stato il mio percorso, ma sentivo che quel momento avrebbe segnato un passaggio importante della mia vita.

Tra i ricordi più vivi di quei giorni ce n’è uno che ancora oggi porto dentro con grande intensità: la prima notte trascorsa in caserma.  Mi affacciai alla finestra e rimasi lì, ad ascoltare. Fu un momento semplice, eppure indelebile. C’era il silenzio della sera, un silenzio diverso, composto, quasi solenne. E dentro quel silenzio si diffondeva la musica che avevo sognato di ascoltare centinaia di volte. Era una presenza discreta, capace di riempire l’aria. E forse fu proprio questo a emozionarmi così tanto: quel contrasto tra il raccoglimento della notte e quelle note che sembravano dare voce a qualcosa di più grande, di più profondo.

In quel momento non potevo saperlo, ma quella notte sarebbe rimasta con me. Come restano certe emozioni che non fanno rumore eppure continuano ad abitarti per anni.

Oggi sono tornata qui.

Non più come la ragazza di allora, ma come la donna che in questi ventun anni ha vissuto, lottato, imparato e costruito il proprio cammino anche a partire da quel primo passo.

Domani affronterò un nuovo concorso, non per iniziare ma per andare avanti e per crescere. Ed è impossibile non sentire la forza simbolica di questo ritorno. Tornare nello stesso luogo, dopo così tanto tempo, con uno sguardo diverso ma con la stessa emozione nel petto. Come se la vita, a volte, ci riportasse esattamente dove tutto è cominciato, non per farci restare uguali, ma per mostrarci quanto siamo cambiati.

E oggi, 17 marzo, questo ritorno assume per me un significato ancora più profondo. In questa data l’Italia ricorda la sua unità, la sua storia comune e i simboli che la rappresentano: la Costituzione, l’inno, la bandiera. Il Tricolore, che amo profondamente, per me non è mai stato soltanto un simbolo. È appartenenza, memoria, dovere, identità.

È il segno visibile di un legame che porto dentro con orgoglio e rispetto.

Essere qui oggi, in questo giorno, proprio alla vigilia di una prova così importante, mi fa sentire ancora più forte il senso del cammino percorso. Come se il passato e il presente si fossero incontrati per ricordarmi da dove sono partita e, soprattutto, perché ho scelto questa strada.

Forse è questo il senso più autentico del ritornare: non rivivere ciò che è stato, ma riconoscere, con gratitudine e coraggio, tutto ciò che quel passato ha contribuito a creare. E mentre ripenso a quella ragazza affacciata alla finestra, sento che in fondo non se n’è mai andata davvero.

È ancora qui.

Con gli occhi pieni di emozione. Con lo stesso amore per l’uniforme, per il Tricolore, per ciò che rappresenta. Solo più consapevole. Più forte. Più vicina alla donna che sognava di diventare.

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