Prima ancora del fantasy, prima ancora dei mondi mitologici e delle divinità, c’erano le ombre.
Da bambina amavo inventare storie inquietanti. Racconti thriller, atmosfere horror, misteri nascosti dietro una porta socchiusa, presenze invisibili che sembravano abitare le stanze quando la luce si spegneva.
Mi affascinava quella paura sottile che non esplode subito, ma resta lì, sospesa, in attesa.
Forse perché il thriller e l’horror non parlano soltanto di mostri, delitti o presenze oscure. Parlano di ciò che non conosciamo. Di ciò che cerchiamo di controllare. Di quello che rimuoviamo, ma che prima o poi torna a bussare.
Per questo Aura di paura rappresenta, in un certo senso, un ritorno.
Un ritorno a un genere che ho sempre amato, che mi accompagna fin da bambina, e che oggi sento più vicino che mai. Non un horror puro, non un thriller costruito solo sull’azione, ma una storia psicologica, oscura, intima, dove la paura nasce lentamente e si insinua nelle cose più quotidiane.
Una casa troppo silenziosa.
Una voce che sembra rassicurare.
Un passato che non è mai rimasto davvero sepolto.
E una donna abituata al controllo, costretta a fare i conti con qualcosa che non può dominare.
Aura di paura sarà presto disponibile.
Nei prossimi giorni vi accompagnerò dietro le quinte di questa storia: vi parlerò della protagonista, delle atmosfere, della casa, della voce di Aura, di Javier Romano e di tutte quelle ombre che, pagina dopo pagina, hanno dato forma al romanzo.
Continuate a seguire il blog: questa è solo la prima porta socchiusa.
E, come spesso accade nelle storie più inquietanti, non è detto che dall’altra parte ci sia davvero il silenzio.


“Se vuoi, lascia la tua voce.”