Il primo continente

Quando Ilunthar si frantumò, non scomparve davvero: si disperse. I suoi frammenti vagarono nel vuoto primordiale come scintille di una volontà ancora viva, residui di un’intenzione che si rifiutava di spegnersi. E da quelle scintille nacque un nuovo equilibrio.

I Sette non avevano più forma carnale. Non avevano volto né corpo, ma erano ancora uniti, come un’unica coscienza articolata in sette volontà distinte. Non erano materia, ma presenza. Non erano luce, ma consapevolezza.

Per ere rimasero immobili in quella dimensione sospesa, osservando il globo azzurro che galleggiava nel silenzio. Era composto soltanto di acqua: immensa, compatta, infinita. Nessuna terra a interromperne la superficie, nessuna ombra, nessun suono. Solo l’eterno movimento lento delle correnti.

Poi Ghael si mosse.

Non per dominare. Non per dimostrare la propria forza. Ma per curiosità. Fu il primo a distogliere lo sguardo dall’eternità e a rivolgerlo verso ciò che poteva diventare. Si avvicinò all’acqua e la sfiorò, non con mani che non possedeva, ma con l’intenzione. Un gesto lieve, quasi un gioco e dove il suo pensiero si posava, l’acqua si addensava, si raccoglieva, si sollevava. E lentamente, dalla superficie, emerse una piccola zolla di terra.

All’inizio era arida, fragile, ancora instabile. Una porzione di mondo appena accennata, priva di colore e di vita. Gli altri Auris osservarono quel gesto e vi si unirono, offrendo il proprio tocco. E la terra cambiò.

Il suolo si fece più saldo. Le superfici si tinsero di ocra e poi di verde. Le prime venature d’acqua iniziarono a scorrere come fili luminosi. A nord si sollevarono le montagne, ancora giovani e irregolari; al centro si distesero pianure silenziose; lungo i margini il mare iniziò a modellare le coste, tracciando confini morbidi e imperfetti.

Non esisteva ancora alcun essere vivente. Nessun respiro, nessun battito. Solo vegetazione nascente, luce diffusa e un vento appena creato.

Quella fu la prima isola.

Non aveva ancora un nome, ma sarebbe diventata Atlas, il primo continente, un frammento di mondo ricostruito dopo la frattura. Il primo luogo in cui i Sette, ancora uniti, tentarono di trasformare la memoria della perdita in creazione. Ed è lì che ebbe inizio la nostra storia.

La frattura dei Sette

Atlas crebbe nel silenzio. La vegetazione si diffuse, i venti impararono a soffiare, le acque a scorrere. Per un tempo che nessuno seppe misurare, i Sette rimasero uniti nella contemplazione di ciò che avevano generato.

Ma l’unità non è immobilità.

Abenon osservava i fratelli con crescente diffidenza. Non riconosceva in quella nuova creazione la continuità di Ilunthar, ma solo il ricordo della sua perdita. Portava il lutto come una ferita mai rimarginata e, nel silenzio, lasciò che quel dolore si trasformasse in rabbia.

La rabbia divenne ombra.
L’ombra, distruzione.

Nel momento in cui il suo cuore si separò dal loro, l’equilibrio si incrinò.

Così gli Auris non furono più i Sette.

Lacrima dèi è disponibile online.

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